Tratturi e transumanza
Le autostrade dell'erba che hanno disegnato l'Abruzzo, e che cosa ne resta oggi.

I tratturi non erano sentieri. Erano corridoi erbosi larghi decine di metri, tracciati e regolati per legge, lungo i quali per secoli le greggi si spostavano dai pascoli d'alta quota dell'Abruzzo e del Molise alle pianure della Puglia, in autunno, per tornare in montagna in primavera. Il sistema era tanto importante da essere amministrato da un ufficio apposito del Regno di Napoli, che riscuoteva una tassa sul bestiame in transito e teneva i registri: la Dogana della mena delle pecore.
Questo spiega perché il tratturo abbia lasciato tracce così profonde nel territorio. Lungo i percorsi principali nacquero taverne, chiese, fiere, riposi e interi paesi: la rete pastorale ha determinato dove si è costruito, dove si è commerciato e dove passano ancora oggi alcune strade. Nell'Alto Sangro e nei comuni vicini il paesaggio agrario, le piazze dei mercati e persino certi toponimi si capiscono solo tenendo conto di quel traffico stagionale.
La transumanza, come pratica, è stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale, in un dossier condiviso con altri Paesi mediterranei. Il riconoscimento riguarda la pratica viva, non i sentieri: cioè il fatto che ci siano ancora pastori che spostano gli animali con il ciclo delle stagioni.
Che cosa resta sul terreno
Molto meno di quanto ci fosse e molto più di quanto si creda. Alcuni tratti dei tratturi maggiori sono ancora riconoscibili come fasce erbose continue; altri sono stati arati, asfaltati o edificati. Restano i manufatti: ponti, fontanili, chiese tratturali, masserie, cippi di confine che segnavano la larghezza legale del percorso. Per chi cammina, i tratti recuperati sono itinerari facili, larghi, su terreno aperto e con poca pendenza — l'esatto contrario di un sentiero di montagna.
Come si percorrono
A piedi, in bicicletta o a cavallo. La segnaletica esiste a tratti e non ovunque: la continuità del percorso, in certi punti, va ricostruita con una mappa. Si attraversano proprietà agricole e aree di pascolo, quindi valgono le regole ovvie: cancelli richiusi come si sono trovati, distanza dagli animali, cane al guinzaglio. D'estate manca l'ombra e l'acqua non è garantita.
La transumanza oggi
Non è finita. Un numero ridotto di allevatori continua a muovere le greggi, in parte ancora a piedi, in parte con i camion. Le poche transumanze a piedi che restano sono diventate anche un'occasione pubblica, con persone che si aggregano per qualche tappa. È il modo migliore di capire la differenza fra un itinerario storico e una pratica viva: in un caso si cammina su una traccia, nell'altro si cammina dietro a un gregge.
Scheda della fotografia: Wikimedia Commons