Il rito dell'Uomo Cervo
A Castelnuovo al Volturno il Carnevale mette in scena la cattura e l'addomesticamento del selvatico.

L'ultima domenica di Carnevale, a Castelnuovo al Volturno — frazione di Rocchetta a Volturno, in Molise, ai piedi delle Mainarde e a poca distanza dai paesi dell'Alto Sangro — va in scena «Gl' Cierv», il rito dell'Uomo Cervo. Non è una sfilata in costume. È una pantomima, senza parole, con una struttura fissa che si ripete ogni anno e che tutto il paese conosce a memoria.
La scena si svolge all'imbrunire nella piazza. Dal bosco compare l'Uomo Cervo, coperto di pelli e con le corna, una figura che si muove come un animale e non come una persona travestita. Irrompe nel paese e si comporta da forza incontrollata: assale, spaventa, rovescia. Accanto a lui compare la Cerva. Il Cacciatore — nella tradizione locale chiamato Martino — tenta di fermarlo, fallisce, e riesce solo quando gli spara. La creatura cade. Poi viene fatta rialzare: soffiandole nell'orecchio, il Cacciatore la riporta alla vita ammansita, ricondotta dentro l'ordine del paese.
Che cosa racconta
La lettura più diffusa è quella di un rito di passaggio stagionale: il selvatico che scende a valle alla fine dell'inverno, viene affrontato, ucciso simbolicamente e riassorbito nella comunità prima che ricominci il ciclo agricolo. È una forma che si ritrova, con animali e nomi diversi, in molti carnevali dell'arco alpino e dell'Appennino, ed è tra le ragioni per cui questo rito viene studiato ben oltre i confini del Molise.
La parte che colpisce chi assiste per la prima volta è che non ci sia nulla di grazioso. L'Uomo Cervo fa paura davvero: il trucco nero, le corna, i movimenti bassi e la voce che non è una voce. Il rito funziona perché resta violento.
Come si assiste
È un evento di paese, non uno spettacolo con biglietteria. Si svolge all'aperto, in piazza, al freddo e spesso con il terreno bagnato. La piazza è piccola e nelle ultime edizioni la partecipazione è cresciuta parecchio: chi vuole vedere qualcosa arriva con largo anticipo. Data precisa, orario e programma della giornata li pubblicano ogni anno il comune e le associazioni che curano la messa in scena, e cambiano con il calendario del Carnevale.
Una sola raccomandazione, che vale per tutti i riti ancora vivi: qui non si sta guardando una rievocazione fatta per i visitatori. Si sta assistendo a una cosa che il paese fa per sé, e che ha accettato di lasciar guardare.
Scheda della fotografia: Wikimedia Commons