Sciare con i bambini in Alto Sangro
Che cosa aspettarsi davvero il primo giorno: zone per principianti, lezioni, attrezzatura e la gestione della stanchezza.

Il primo giorno sugli sci di un bambino non si gioca sulle piste, si gioca nella mezz'ora che le precede. Il comprensorio dell'Alto Sangro è organizzato per questo: vicino alle partenze degli impianti ci sono aree pianeggianti riservate a chi comincia, servite da tappeti mobili invece che da seggiovie, separate dal traffico di chi scende dall'alto. Un bambino che parte da lì non incontra sciatori veloci alle spalle, e questo conta più di qualunque altra cosa.
Le scuole di sci lavorano tutte nello stesso modo: lezione collettiva o individuale, ritrovo a un punto fisso concordato prima, l'istruttore che decide se e quando si esce dall'area protetta. La prenotazione conviene farla prima di arrivare, soprattutto nei fine settimana e durante le vacanze scolastiche, quando i gruppi si riempiono. È anche il momento giusto per dire l'età e se il bambino ha già sciato: le scuole dividono i gruppi per livello, e un bambino messo nel gruppo sbagliato passa la lezione a farsi male all'orgoglio.
L'attrezzatura e il casco
Sci, scarponi e casco si noleggiano sul posto, e per i bambini il noleggio ha un vantaggio pratico evidente: ogni stagione cambia la misura, e comprare significa ricomprare. Conviene provare gli scarponi con il calzino che verrà usato davvero, non con due paia sovrapposti: un piede stretto smette di sentire il freddo, e un bambino che non sente i piedi chiede di rientrare dopo venti minuti.
Sul casco la regola italiana è cambiata negli anni e continua a cambiare: l'obbligo, nato per i minori, è stato poi esteso. Non riportiamo qui il riferimento normativo aggiornato perché è esattamente il genere di dato che invecchia; la versione in vigore la espone la società impianti all'ingresso e la biglietteria al momento dell'acquisto dello skipass. In pratica la questione non si pone: il casco lo mettono anche gli adulti, e nessuna scuola di sci accetta un bambino senza.
Va aggiunta una cosa che nessuno dice ai genitori: gli occhiali. La luce in quota è forte anche con il cielo coperto, e un bambino che socchiude gli occhi per due ore torna a valle con il mal di testa e la convinzione che sciare sia una punizione.
Come regge una giornata
Un bambino di cinque o sei anni tiene bene una lezione e poco altro. La tentazione, dopo aver pagato lo skipass, è di sfruttare la giornata intera; il risultato quasi sempre è una crisi di pianto alle tre del pomeriggio e un secondo giorno che non ci sarà. Meglio fermarsi prima, mentre l'esperienza è ancora buona.
Le ore centrali sono le più affollate e anche quelle in cui la neve si trasforma per il sole. La prima mattina è più tranquilla e il fondo tiene meglio. Le pause vanno previste al coperto, perché il freddo si sente quando ci si ferma, non mentre si scende.
Sul resto vale il buon senso della montagna: si concorda prima dove ci si ritrova a fine lezione, non si lascia un bambino ad aspettare da solo alla partenza di un impianto, e se il tempo peggiora si scende. I numeri per le emergenze sono il 112 e il 118.
Scheda della fotografia: Wikimedia Commons