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Sciare con i bambini in Alto Sangro

Che cosa aspettarsi davvero il primo giorno: zone per principianti, lezioni, attrezzatura e la gestione della stanchezza.

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Sciare con i bambini in Alto Sangro
Foto: ItaloSpinosa · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons
Guida del territorio. Una spiegazione che resta valida nel tempo: niente date, niente orari, niente prezzi. Per gli aggiornamenti stagionali fanno fede gli enti citati.

Il primo giorno sugli sci di un bambino non si gioca sulle piste, si gioca nella mezz'ora che le precede. Il comprensorio dell'Alto Sangro è organizzato per questo: vicino alle partenze degli impianti ci sono aree pianeggianti riservate a chi comincia, servite da tappeti mobili invece che da seggiovie, separate dal traffico di chi scende dall'alto. Un bambino che parte da lì non incontra sciatori veloci alle spalle, e questo conta più di qualunque altra cosa.

Le scuole di sci lavorano tutte nello stesso modo: lezione collettiva o individuale, ritrovo a un punto fisso concordato prima, l'istruttore che decide se e quando si esce dall'area protetta. La prenotazione conviene farla prima di arrivare, soprattutto nei fine settimana e durante le vacanze scolastiche, quando i gruppi si riempiono. È anche il momento giusto per dire l'età e se il bambino ha già sciato: le scuole dividono i gruppi per livello, e un bambino messo nel gruppo sbagliato passa la lezione a farsi male all'orgoglio.

L'attrezzatura e il casco

Sci, scarponi e casco si noleggiano sul posto, e per i bambini il noleggio ha un vantaggio pratico evidente: ogni stagione cambia la misura, e comprare significa ricomprare. Conviene provare gli scarponi con il calzino che verrà usato davvero, non con due paia sovrapposti: un piede stretto smette di sentire il freddo, e un bambino che non sente i piedi chiede di rientrare dopo venti minuti.

Sul casco la regola italiana è cambiata negli anni e continua a cambiare: l'obbligo, nato per i minori, è stato poi esteso. Non riportiamo qui il riferimento normativo aggiornato perché è esattamente il genere di dato che invecchia; la versione in vigore la espone la società impianti all'ingresso e la biglietteria al momento dell'acquisto dello skipass. In pratica la questione non si pone: il casco lo mettono anche gli adulti, e nessuna scuola di sci accetta un bambino senza.

Va aggiunta una cosa che nessuno dice ai genitori: gli occhiali. La luce in quota è forte anche con il cielo coperto, e un bambino che socchiude gli occhi per due ore torna a valle con il mal di testa e la convinzione che sciare sia una punizione.

Come regge una giornata

Un bambino di cinque o sei anni tiene bene una lezione e poco altro. La tentazione, dopo aver pagato lo skipass, è di sfruttare la giornata intera; il risultato quasi sempre è una crisi di pianto alle tre del pomeriggio e un secondo giorno che non ci sarà. Meglio fermarsi prima, mentre l'esperienza è ancora buona.

Le ore centrali sono le più affollate e anche quelle in cui la neve si trasforma per il sole. La prima mattina è più tranquilla e il fondo tiene meglio. Le pause vanno previste al coperto, perché il freddo si sente quando ci si ferma, non mentre si scende.

Sul resto vale il buon senso della montagna: si concorda prima dove ci si ritrova a fine lezione, non si lascia un bambino ad aspettare da solo alla partenza di un impianto, e se il tempo peggiora si scende. I numeri per le emergenze sono il 112 e il 118.

Scheda della fotografia: Wikimedia Commons