Ciaspole e sci di fondo in Alto Sangro
Dove si cammina sulla neve e dove si scia in piano, quando la pista battuta non è l'unica montagna possibile.

Non tutti quelli che salgono d'inverno in Alto Sangro vogliono una seggiovia. Ciaspole e sci di fondo usano un'altra parte della montagna: terreni pianeggianti, radure, altopiani e boschi, dove la pendenza non serve e anzi darebbe fastidio. È una montagna più lenta, che si percorre guardando in basso più che in avanti.
Il terreno adatto qui non manca. La Piana delle Cinque Miglia è un altopiano aperto fra Roccaraso e Rivisondoli, con lunghi tratti quasi orizzontali. Attorno a Pescocostanzo il bosco di faggio si apre in radure che d'inverno diventano percorribili con le racchette. Il fondo, quando la stagione tiene, trova qui le sue condizioni naturali: neve compatta, dislivelli contenuti, spazio per tracciare.
Che cosa serve davvero
Per le ciaspole l'attrezzatura è poca: racchette da neve, bastoncini, ghette o pantaloni impermeabili e scarponi che tengano la caviglia. Per il fondo servono sci, scarpe e bastoncini specifici, che si noleggiano nei centri dove esiste un anello tracciato. In entrambi i casi la regola vera riguarda i vestiti: si parte sempre un po' freddi, perché dopo dieci minuti di cammino si suda, e il sudore è il modo più rapido per prendere freddo quando ci si ferma.
La differenza rispetto alla pista da sci è che qui non c'è nessuno che batte il tracciato e nessuno che lo sorveglia. Un percorso pulito il sabato può essere coperto la domenica. Le distanze ingannano: su neve fresca e profonda un chilometro può costare il triplo del tempo che costerebbe d'estate, e la stanchezza arriva prima del previsto.
Il pendio che non sembra un pendio
L'errore più comune non è perdersi, è entrare senza accorgersene in un terreno che può scaricare. Le valanghe non si formano solo sulle pareti ripide: basta un versante aperto, un accumulo portato dal vento e un carico nuovo sopra uno strato vecchio. Un percorso «facile» che attraversa il fianco di un pendio in un canale stretto è già una scelta tecnica, non una passeggiata.
Per questo, prima di uscire, il bollettino valanghe si legge sempre: dice il grado di pericolo, a che quote e su quali esposizioni si concentra il problema. Non è un semaforo verde o rosso, è una descrizione del terreno da evitare quel giorno. Se il bollettino non si sa leggere, la scelta sensata è restare su itinerari pianeggianti e in luoghi frequentati, oppure affidarsi a una guida.
Regole minime, sempre le stesse
Si parte presto, perché d'inverno la luce finisce prima di quanto dica l'orologio. Si dice a qualcuno dove si va. Si porta acqua, qualcosa da mangiare, una frontale e un guscio antivento anche se il cielo è pulito: in quota il tempo cambia in un'ora. Il telefono va tenuto al caldo, perché la batteria al freddo si scarica in fretta.
In caso di emergenza il numero è il 112, e per il soccorso sanitario e in montagna il 118. Sono le uniche due cifre che vale la pena imparare a memoria prima di mettere le ciaspole.
Scheda della fotografia: Wikimedia Commons