Pietransieri e la memoria dei Limmari
Il 21 novembre 1943, in una frazione di Roccaraso, una delle stragi più gravi della guerra in Abruzzo.

Pietransieri è una frazione di Roccaraso, sull'altopiano, poche case in pietra e un paesaggio che d'inverno è tutto bianco. Nell'autunno del 1943 questa parte dell'Appennino era esattamente sulla linea difensiva tedesca che attraversava la penisola, e la popolazione dei paesi lungo il fronte ricevette l'ordine di sfollare. Molti non partirono, o non riuscirono a farlo, e si nascosero nei boschi e nei casolari attorno al paese.
Il 21 novembre 1943, nella località Limmari, un reparto tedesco radunò e uccise i civili che vi si erano rifugiati. Le vittime furono 128, in grande maggioranza donne, anziani e bambini; la più piccola aveva pochi mesi. Una donna, Virginia Macerelli, sopravvisse restando nascosta sotto i corpi, e la sua testimonianza è alla base di quanto sappiamo della dinamica.
Il luogo e il monumento
In paese, la piazza dedicata alla data ospita il sacrario che raccoglie la memoria delle vittime. Poco fuori dall'abitato, nel luogo della strage, un percorso conduce al sito dei Limmari, segnato da una lapide e dai nomi. Sono luoghi frequentati soprattutto in novembre, quando il paese celebra l'anniversario, ma sono accessibili tutto l'anno: il sentiero è breve e in salita leggera, e d'inverno può essere innevato.
Per il sacrificio della popolazione civile, Roccaraso e i suoi abitanti hanno ricevuto un riconoscimento al valore. Pietransieri compare in tutte le ricostruzioni storiche delle stragi compiute in Italia durante l'occupazione, ed è uno dei casi in cui l'eccidio non fu una rappresaglia per un'azione partigiana, ma la punizione di chi non aveva lasciato la propria casa.
Perché continuare a raccontarlo
Perché sull'altopiano, oggi, la stagione invernale porta ogni anno centinaia di migliaia di persone, e quasi nessuna sa che a pochi chilometri dagli impianti c'è un luogo così. E perché i testimoni diretti non ci sono più: quello che resta sono i nomi incisi, i documenti e i racconti trasmessi in famiglia.
Chi visita il sito lo faccia come si fa in un cimitero: in silenzio, senza portare via nulla e senza lasciare nulla. Non c'è biglietto e non c'è orario. C'è solo un bosco, una radura e un elenco di nomi che si legge in pochi minuti e che è difficile dimenticare.
Scheda della fotografia: Wikimedia Commons