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Le faggete vetuste d'Abruzzo

Perché alcuni boschi di faggio dell'Appennino sono patrimonio mondiale, e che cosa li rende diversi.

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Le faggete vetuste d'Abruzzo
Foto: Antonio Giulio Ruggiero · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Guida del territorio. Una spiegazione che resta valida nel tempo: niente date, niente orari, niente prezzi. Per gli aggiornamenti stagionali fanno fede gli enti citati.

Una faggeta vetusta non è semplicemente un bosco di alberi vecchi. È un bosco in cui la gestione umana si è fermata abbastanza a lungo da permettere alla foresta di tornare al proprio ciclo: alberi di tutte le età nello stesso punto, esemplari che arrivano a fine vita, schianti che aprono radure, legno morto lasciato in piedi o a terra. Quel legno morto è la parte che sorprende chi arriva abituato al bosco pulito: è l'habitat di funghi, insetti e uccelli che altrove semplicemente non esistono più.

Alcune di queste faggete appenniniche fanno parte di un sito seriale dell'UNESCO che raccoglie faggete primarie e vetuste in molti Paesi europei, dai Carpazi in giù. Il riconoscimento non riguarda il singolo bosco ma la catena: serve a documentare come il faggio abbia ricolonizzato l'Europa dopo l'ultima glaciazione. In Italia le componenti riconosciute stanno in più regioni, e alcune si trovano nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, a poca distanza dai paesi dell'Alto Sangro.

Come si visitano

A piedi, sui sentieri segnati, e basta. Le aree di maggiore tutela hanno regole di accesso più strette delle altre: percorsi obbligati, numeri contingentati nei periodi di punta, in certi casi accompagnamento con guide autorizzate e chiusure stagionali. Le condizioni aggiornate le pubblica l'ente parco, e cambiano da un anno all'altro.

Non si esce dal tracciato per fare una foto migliore, non si raccoglie nulla e non si sposta il legno a terra. In una faggeta vetusta il ramo marcio è parte dell'ecosistema, non disordine.

Quando andare

Il faggio dà due stagioni buone e molto diverse. A maggio e giugno la foglia nuova è di un verde che filtra la luce e rende il sottobosco quasi luminoso. Fra ottobre e novembre la faggeta vira all'arancione e al rosso, ed è il periodo in cui arriva più gente. D'inverno il bosco è spoglio e il terreno spesso innevato: bellissimo, ma richiede attrezzatura adeguata e attenzione al fondo.

Che cosa si porta a casa

La sensazione più comune, raccontata da chi ci entra la prima volta, è il silenzio: le chiome chiuse smorzano i suoni e il sottobosco è povero perché arriva poca luce. È un bosco che non assomiglia a un parco. Ed è esattamente questo il motivo per cui viene protetto.

Scheda della fotografia: Wikimedia Commons