News Primo piano — 07 maggio 2013
Fornitori di slot-machines contro baristi, la risposta arriva dall’Alto Sangro

CASTEL DI SANGRO – L’imprenditore altosangrino Michele Di Franco, gestore di due bar, si è sentito offeso dalle parole del fornitore di slot-machines, sig. Marcotulli di Teramo pubblicate oggi sul quotidiano Il Centro. “Trovo sconcertante essere definito un mafioso per delle presunte richieste di pizzo ai fornitori di slot, o quantomeno che si definisca tale la maggioranza dei baristi della regione Abruzzo”, commenta Di Franco, proseguendo: “Non si può fare di tutta l’erba un fascio, così si rischia di pregiudicare il lavoro di migliaia di gestori onesti che mettono di giorno in giorno la loro professionalità al servizio della clientela. Sentirmi definire un malavitoso, dopo che la categoria dei baristi ha subito nel corso degli anni una moltitudine di attacchi e restrizioni, non posso accettarlo. Inoltre non mi risulta ci siano mai state denunce da parte di concessionari nei confronti dei proprietari dei locali”.

Il concessionario di slots lamenta l’eccessiva concorrenza, con una decina di fornitori soltanto nel teramano, dimenticando la vera forza di quest’ultima: il miglioramento dei servizi offerti e il confronto con le migliaia di bar esistenti soltanto in Abruzzo. Bar che di solito lavorano senza incolpare i propri concorrenti di qualsivoglia accusa.

Di Franco sottolinea ancora come sia un problema reale quello della dipendenza dal gioco. Ma questa non può dipendere dal gestore del bar, ne tantomeno dall’ubicazione delle macchinette all’interno del locale. Ubicazione che, tra l’altro, viene sempre pianificata dal fornitore/concessionario che indica quale luogo più adatto una zona riservata onde evitare che sguardi indiscreti portino il giocatore ad allontanarsi dal gioco…

Inoltre, il cambio frequente delle slot-machines che lavorano meno è gestito interamente, ancora una volta, dal fornitore, rendendo il nuovo gioco ancora più appetibile del vecchio. L’alta ciclatura di vincita porta spesso alla rovina delle finanze del giocatore, perché possono essere necessarie anche migliaia di euro giocati per “recuperare” la somma persa.

“Se davvero si volesse fermare questa droga del nuovo millennio, gli strumenti adatti non mancherebbero…” continua Di Franco. “Ad esempio l’inserimento di un lettore del codice fiscale nelle macchinette, metodo già adottato dai tabacchi in caso di chiusura serale, autorizzando un plafond massimo di 20 euro giornalieri. Questa limitazione non sarebbe aggirabile, se non tramite dolo. Inoltre, dotare le stesse macchinette anche di un display luminoso ben visibile in alto, con un segnatempo legato all’introduzione del codice fiscale, impedirebbe al giocatore di sottrarsi alle critiche e al controllo da parte degli altri clienti, spesso amici. E, ultimo ma non meno importante, si eviterebbe il riciclo di denaro sporco mediante il gioco, ostacolando anche l’introduzione della criminalità organizzata nei piccoli centri”.

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